Adulto gregario

L’adolescenza, intesa come transizione tra l’infanzia e l’età adulta, sembra essersi dilatata indefinitamente. Delinearne i margini, sia di inizio che di termine, diventa sempre più complesso.

Troppo presto i bambini vengono investiti da conoscenze ed esperienze inadatte alla loro età, complesse da comprendere nella loro immaturità. Esse trasudano attraverso la televisione, i giornali, i compagni di scuola, le chiacchiere di adulti incuranti.

Alla contraddizione di questa precocità si associa il continuo ritardo nell’evolvere verso l’età adulta. Sempre più difficile definire l’individuo adulto, associarlo ad un’età, ad una condizione sociale e lavorativa, a delle caratteristiche ben definite, quali erano un tempo l’essere autonomi e responsabili.

L’adolescente beneficia del gruppo che protegge la sua identità in formazione, gli permette di nascondere le proprie fragilità, di trovare un appoggio altrove, una completezza che ancora gli manca.
La condizione risulta giustificabile fintanto che il soggetto non accumuli sufficienti esperienze che gli permettano di definirsi quale individuo unico ed inconfondibile, multisfaccettato e come tale solo superficialmente associabile ad un gruppo di appartenenza.

Nella maturità individuale ogni sfaccettatura si sviluppa in una moltitudine di rapporti ma non può sentirsi sazia all’interno di un unico e limitato gruppo. L’evoluzione costante, la maturazione e la crescita di consapevolezza determina la necessità di prendere distanze da quella condizione gregaria tipica dell’adolescente, che si riconosce nell’appartenenza e nel rifugio fornito dalla famiglia, nel gruppo di amici stereotipato e diffidente dell’esterno.

Questo passaggio, questo liberarsi dalle protezioni dell’adolescenza, che sono al contempo catene della propria libertà individuale di espressione, si allontana sempre più dall’orizzonte di realizzazione. Viene ritardato, temuto e osteggiato da quello stesso gruppo di appartenenza, che sia la famiglia o il gruppo amicale.

Si rimane così, a lungo, nella condizione di figlio e di giovane gregario, che dà significato al proprio essere e si esprime nella continua appartenenza ad un gruppo, da cui è difficile distinguere un’unica individualità. Se la realtà lavorativa e abitativa del giovane (e non necessariamente giovane) lo permette, egli rimane ancorato – ovvero limitato – in quell’eterna adolescenza.

Non potendo evolvere verso lo status di individuo adulto conserva una limitatezza di azione e di pensiero, una delega della propria responsabilità riversandola in una responsabilità condivisa dal gruppo castrante, una responsabilità di azione e pensiero che nel gruppo si alleggerisce, non viene presa in carico da alcun individuo in particolare ma suddivisa senza poterne individuare un’unica fonte. Essa rimane così in un altrove che non riguarda l’adulto gregario, il quale usufruisce indefinitamente di quella protezione, inconsapevole della sua limitatezza.

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