Bella, a modo mio

Cammino per strada, a volte indossando abiti sformanti, coprenti, non alla moda. Mi interessa poco l’effetto che esercito sugli altri, mi piace guardare il mio riflesso e sentirmi a mio agio, trovare un bello tutto mio personale.

Cercare dei vestiti che mi piacciano sembra un’impresa titanica. Difficile trovare qualcosa che non mi faccia diventare anonima, una comparsa tra le tante vestite in modo simile.

La moda cambia e in modo conformista ci si adatta al nuovo ideale estetico, indossando capi che fino a qualche anno prima non avremmo mai preso in considerazione. Guardandosi attorno è facile scorgere gruppi di ragazze vestite in modo simile, che ricalcano – involontariamente ed inconsciamente – modalità ed atteggiamenti che si inseriscono in quella cornice culturale, della moda del momento.

Malgrado le resistenze, non rimanerne contagiate, ignorare la tentazione di diventare un corpo anonimo tra tanti anonimi, si trasforma in un’affermazione quotidiana e testarda, una presa di posizione che richiede la digestione continua di critiche sul proprio aspetto, sul proprio atteggiamento, sul proprio essere femminile.

Parlo di donne perché non ho mai potuto sperimentare come possa essere l’altra prospettiva.

Pare che ci sia un solo modo per essere donne, un modo stereotipato, che banalizza i gesti, li ingessa in atti di estrema delicatezza e perduta spontaneità. Un insieme di interventi costruttivi di un’apparenza predeterminata, seduttiva per imposizione, in una corporeità lontana spesso dal proprio essere interiore. Interiorizzare la propria, autentica, unica idea di bellezza diventa un momento di auto-affermazione, una conquista faticosa eppure necessaria a valorizzare il seducente individuale di ogni donna, quel bello unico e non imitabile che la rende un volto ben riconoscibile, un corpo vissuto, una presenza non sostituibile.

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