Una generazione confusa, delusa ed inutilizzata

Alcuni l’hanno soprannominata generazione Y o GYPSY,  la generazione dei nati negli anni ’80 e ’90, cresciuta in un clima ottimistico, di grandi aspettative e di generale benessere.

Gen GYPSY 

Rimpolpati da genitori che hanno ottenuto un buon livello di vita, sono stati educati all’essere ambizioni, al perseguire obiettivi di alto livello. Una generazione che fin dalla più tenera infanzia si è creduta speciale, aspirando a posizioni di successo, guadagno e agio.

Ovviamente tutto questo non veniva preteso senza sforzi e impegno. Gli è stato insegnato che studiando, mostrando il proprio valore e costruendosi un curriculum invidiabile avrebbero raggiunto quel che i loro padri solo potevano sognare. Professioni di nicchia, una volta per pochi, sono state per la prima volta considerate raggiungibili: pilota, astronauta, architetto ecologista, scrittore, archeologo, per dirne alcuni. Professioni da sognatori, per pochi fortunati e sperabilmente meritevoli.

Da ben distinguere dall’avere dei sogni nel cassetto, leciti e per i quali è giusto investire energie. In questo caso si parla del perseguire obiettivi che non sono alla propria portata, per una mera convinzione di superiorità non riscontrabile nella realtà circostante.

E così, una generazione cresciuta sognando in grande si trova a vivere in piccolo, in un mondo mutato, complesso e in recessione. In cambiamento continuo verso scenari imprevedibili, in un clima di irrequietezza e mutevolezza incomprensibile, fuori controllo.

Una generazione senza senso pratico, dipendente, senza dignità. Dove c’è chi spesso preferisce un non lavoro, rimanendo coccolato a casa con mamma e papà, ad un lavoro che non considera alla sua altezza, in cui non si sente valorizzato ed elogiato come si aspetterebbe.

E’ in atto una silenziosa guerra intergenerazionale in cui i giovani, sempre meno giovani, si arrendono ad una condizione di esodati ancor prima di essere assunti. Dopo anni di studi universitari stimolanti, in un ambiente di festa, culturalmente arricchente e totalmente distaccato dal mondo lavorativo, si ritrovano preparati per posizioni lavorative inutili nella realtà al di fuori di quella universitaria, una realtà contro cui sbattono dolorosamente, costretti a rivedere tutto il loro bagaglio di sogni, aspirazioni e aspettative idealiste.

Dall’altro lato la generazione dei genitori, delusa nel vedere che gli investimenti per un potenziale futuro prospero hanno portato a scarsi risultati e che sentendosi colpevole protegge, asseconda, accetta la pigrizia di una generazione che non vuole fare da sé, che rimane dipendente, pretende che quelle promesse di bambino vengano mantenute.

 

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