Anti-femminismo

Di recente ha cominciato ad espandersi un nuovo movimento di donne, per lo più giovani e giovanissime, che critica il femminismo, lo ritiene superato e soprattutto immotivato nella società contemporanea.

http://womenagainstfeminism.tumblr.com

Nel guardare questa serie di immagini di giovani donne che mostrano orgogliosamente il loro cartello di protesta e nel leggere i loro messaggi rimango perplessa ed anche sconvolta per alcuni di essi.

Prima di tutto il messaggio del femminismo è stato totalmente travisato e la stessa immagine della femminista (o del femminista, visto che l’ideologia non è solo di un gruppo di donne) è associata ad una single androgina, disgustata dagli uomini e dai modi aggressivi. Io ho interiorizzato e appoggio il femminismo interpretandolo come rifiuto degli stereotipi di genere, non come una crociata anti uomo in quanto (appunto secondo stereotipi) aggressivo, violento e sopraffattore.

I messaggi nelle foto rivendicano la famiglia tradizionale, il ruolo tradizionale della donna all’interno della famiglia di madre e moglie devota, il desiderio di essere protetta e trattata come essere delicato e fragile, la scelta osannata di poter rimanere a casa con i propri figli e non dedicarsi alla carriera. Persino l’apprezzamento per fischi e commenti urlati da un auto di passaggio.

Mi sembra proprio che ci sia una gran confusione. Premetto che non giudico una donna che sceglie di restare a casa con i propri figli e che desidera costruire una famiglia in senso tradizionale, nonostante non faccia parte dei miei desideri. Il problema non si pone per queste donne o ragazze che preferiscono questo genere di vita ma per le altre che hanno ottenuto – con anni di lotte e rivendicazioni di moltissime donne – di poter scegliere una vita diversa, di non doversi sentire giudicate se non desiderano una famiglia, non vogliono avere dei figli, sperano di costruire una carriera e realizzarsi nel lavoro, di essere lavoratrici ed eventualmente madri. Il femminismo ha permesso di poter fare tutto questo senza essere guardate con disprezzo, isolate o giudicate meno donne rispetto allo stereotipo di moglie e mamma accogliente.

Alcune di loro si riferiscono a differenze evidenti e sostanziali tra uomo e donna. Si parla di forza e ovviamente della naturale designazione di donna come generatrice e madre. Affermare che un uomo e una donna siano stati creati con capacità diverse è per me estremamente offensivo, porta una bambina e una donna ad interiorizzare ed esternare atteggiamenti propri del suo sesso, per interpretare le aspettative sociali.

Un uomo è – generalmente – fisicamente più forte di una donna ma intellettualmente le capacità e intelligenze sono distribuite equamente e non sono io ad affermarlo ma chi di queste cose se ne intende davvero.

Mantenere alta l’attenzione su questi temi, oggi come ieri, è importante perché, in una società che possa definirsi evoluta, è fondamentale che le differenze individuali vengano valorizzate e non stereotipate. Imporre un’etichetta, in questo caso di genere, a cui si associano caratteristiche standard e aspettative stereotipate è facilissimo e ci riporterebbe all’improvviso indietro di generazioni. Questo movimento sembra rifiutare anni di lotte, di sforzi individuali e collettivi, oltre a ridicolizzare chi ci ha creduto fortemente e continua a sostenere la causa. Il tutto è portato avanti da donne che hanno ottenuto la libertà di scegliere gratuitamente, senza alcuno sforzo.

Queste donne hanno la fortuna di non aver vissuto sulla loro pelle le limitazioni imposte dalla società a causa di una mera appartenenza di genere, limitazioni che tutt’ora in molti paesi moltissime donne vivono quotidianamente. Il fatto che loro vogliano dei gentleman che aprano loro la porta, paghino per loro il conto, le mantengano e fischino dietro ad un abbigliamento provocante lede il mio diritto e quello di molte altre donne che al contrario non desiderano sentirsi fischiate (come si farebbe ad un cane) o ritenute attraenti e femminili solo se si indossano vestiti provocanti, si hanno unghie smaltate o capelli perfetti.

Basti pensare a tantissime trasmissioni che vanno in onda quotidianamente, come “Plain Jane” o “Cambio vita… mi ha lasciato”, in cui per essere donne attraenti l’immagine è tutto. Il messaggio che passa è che finché una donna non impara a valorizzarsi esteticamente non viene nemmeno notata e che la sua rinascita da nuova single quarantenne passi attraverso i ritocchini del chirurgo plastico. Per avere le attenzioni dell’amico di sempre, di cui si è segretamente innamorate da anni, si deve ricorrere ad un vestito costoso, tacchi ed un trucco impeccabile, cosicché all’improvviso lui abbia un’illuminazione e si accorga di quanto tu sia bella e femminile.

Mentre una volta una donna doveva attenersi ad una vita ritirata, ad un atteggiamento morigerato e sottomesso nei confronti delle figure maschili, o evitare comportamenti disonorevoli che mettessero a repentaglio il suo onore, la donna contemporanea sembra aver perso quell’onore così inteso e si trova nella posizione opposta, quella di proporsi come oggetto di desiderio, piacere, consumo e guadagno.

Abbiamo conquistato un’emancipazione della nostra femminilità che ci porta a doverla esibire, ad esaltare atteggiamenti seduttivi per emergere, sfruttarla per ottenere successo, denaro e favori.

A mio parere siamo lontani anni luce dal parlare di equità che presupporrebbe libertà di essere e agire assecondando la propria individualità, di non essere discriminato o etichettato, di poter essere prima di tutto considerato in quanto individuo e non – in modo stereotipato – solo come uomo o donna.

Rinnegare le ideologie che hanno costruito e portato ai diritti che oggi diamo per scontati mi fa pensare alla scarsa consapevolezza che queste donne hanno della loro libertà.

Elogio del senno di poi

Con il senno di poi siamo tutti più saggi, furbi e spavaldi. 

Guardiamo al passato commiserando il nostro alter ego più giovane e inesperto, consideriamo le sue scelte folli e incaute.

Il senno di poi è fatto di esperienze, di sbucciature e delusioni, di incontri e di scontri, di sbagli.

Se invece di arrivare dopo giungesse prima sarebbe un guastafeste, bloccherebbe il nostro evolvere, toglierebbe il gusto del rischio, della dissennatezza e dell’avventura verso l’ignoto.

Che sia un innamoramento sbagliato o una scelta lavorativa dai risvolti indesiderati, il senno che arriva solo poi ci plasma, conduce all’immagine e al nostro essere dell’oggi, ci rende chi siamo.

(In)eguaglianza, ma di che cosa?

Nella condizione di privilegiati difficilmente si è consapevoli. La condizione fortunata è ritenuta dovuta, meritata ed intoccabile, anzi spesso persino incompleta. L’aver goduto di una vita agiata e facilitata accresce il desiderio di perpetuare i propri privilegi, proteggerli con ostinazione, aumentarli.

Si pretende, come fosse un diritto naturale.

Si vive una realtà falsata, non si comprende la difficoltà altrui o si decide di ignorarla.

Nello svantaggio la prospettiva è opposta. Può oscillare tra l’invidia, l’accettazione e l’amarezza di una vita faticosa che si vorrebbe cambiare ma che a volte si riesce solo a non peggiorare.

Di quale ineguaglianza stiamo parlando?

Denaro, proprietà e quindi possibilità di scelta, di realizzazione. Di certo.

Ma forse, ad essere ineguali sono le prospettive, le aspettative, le pretese.

“La libertà di condurre diversi tipi di vita si riflette nell’insieme delle combinazioni alternative di function­ings tra le quali una persona può scegliere; questa può venire definita la «capacità» di una persona. La capacità di una persona dipende da una varietà di fattori, incluse le caratteristiche personali e gli assetti sociali. Un impe­gno sociale per la libertà dell’individuo deve implicare che si attribuisca importanza all’obiettivo di aumentare la capacità che diverse persone posseggono effettivamente, e la scelta tra diversi assetti sociali deve venire in­fluenzata dalla loro attitudine a promuovere le capacità umane. Una piena considerazione della libertà indivi­duale deve andare al di là delle capacità riferite alla vita privata, e deve prestare attenzione ad altri obiettivi della persona, quali certi fini sociali non direttamente collega­ti con la vita dell’individuo; aumentare le capacità uma­ne deve costituire una parte importante della promozio­ne della libertà individuale.” (Sen, 1997)